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Il mio paese dal libro“Felice Malacrita” di Filippo Fratantoni.
No perché è il mio paese ma è il meglio paese che c’ è. Eppure per tutti i miei paesani che ogni volta che uno parte non vede l ‘ ora di tornare per come qua si sta bene. Quando scende qualcuno da un paese di montagna io ci sento dire che non c’ è in circolazione un paese come il nostro. E troppo bello tutto sopra il mare che dalle purrere si vede preciso con tutte le isole nel mezzo . Qua uno può fare tutto quello che vuole e stare tranquillo perché i paesani sono tutti cristiani speciali e se hai bisogno di qualche cosa manco ti fanno aprire bocca. Solo quelli che comandano sono un poco stronzi. Ci conosciamo tutti e ogni uno si sa vita morte e miracoli. Certe volte questa però non è una cosa buona perché uno non può fare una minchiata per non dire un'altra cosa che lo sa tutto il paese. Questo noi lo chiamiamo curtigghio che qua è una cosa normale parlare e sparlare di tutti pure se non si fa per cattiveria ma per abitudine perché si è fatto sempre così e così si continua a fare. Il curtigghio che piace di più è quello delle fuitine cioè quando un maschio e una femmina scappano per andare a stare assieme che si fa quando le famiglie non vogliono e pure quando non ci sono i soldi per fare il matrimonio. Poi c’è il curtigghiu delle corna che quando le fa il marito tutti ci trovano per forza una scusa invece quando ci succede a una femmina per tutti quella è una buttana. Ma questo non capita ogni giorno se no questo diverebbe il paese dei cornuti e delle buttane oure se a certe mogli si ci vede dalla faccia quando scaminano. Ma a parte i curtigghi poi il paese è troppo fantastico. In estate possiamo andare tutti ai bagni e quando finiamo di lavorare di solito ci vediamo a Porta Messina con i costumi e le tovaglie e prendiamo la scorciatoia che a tre minuti siamo già a mollo all’acqua . A mare facciamo un fracasso e le voci si sentono dal paese. Qualcuno porta pure la ruota che poi ce la passiamo tutti perché non è per non sapere nuotare ma per giocare e stare a galla meglio. Le più belle sono quelle dei camion che in ognuna ci possiamo stare afferrati in quattro cinque. Io mi sono imparato a nuotare già quando ero piccolo che mia madre ogni pomeriggio preparava il mangiare e ci portava a tutti i figli a mare. Noi la facevamo uscire pazza e tutto il giorno erano voci per farci uscire dall’acqua che una volta che entravamo poi non volevamo uscire più e era sempre al solita scena con mia madre che ci diceva che quella era la prima e l’ultima volta che ci portava. Ma poi all’indomani tanto ci mettevamo a cammurria che lei per non sentirci più con il nostro lamento si preparava e finalmente si partiva. Poi restavamo fino alla sera perché aspettavamo che veniva pure mio padre quando finiva di lavorare. Prima si faceva una bella nuotata e poi quasi sempre ci mettevamo a raccogliere vavaluci che sono una specie di lumache piccole piccole che escono solo la sera da sotto le pietre grosse che stanno metà in acqua e metà fuori assieme alle patelle e ai gamberi. Ora a mare ci vado da solo con i miei compagni ma i primi tempi avanti che mia madre si è convinta a mandarmi da solo e c’è voluto un anno di storie. Il mare è pericoloso ma se uno sa nuotare e non fa lo spiritoso non succede niente e è solo divertimento. Certo ancora non ci posso andare al largo come fa mio fratello grande con i suoi compagni a andare a vedere la roccia di Cefalù perché è troppo lontano e se poi uno si stanca può pure colare a fondo che nessuno lo può aiutare. Noi ci mettiamo sempre alle Barchegrosse che è un pezzo di spiaggia dove ci sono tirate tutte le barche che vanno a pescare così quando c’ è troppo sole ci possiamo riparare sotto una barca. Solo che la vicino ci fanno il salato con le sarde e certi giorni non si può stare dalla puzza di pesce che si sente. Al salato ci lavora un sacco di gente specie della mia età che li mettono tutti a scapuzzare sarde invece quelli più esperti e le femmine le impostano dentro le latte a testa e coda . Tutte le sarde che non salano le portano al paese per vederle e quando ne pescano assai lo fanno pure vanniare da mastro Cola o da don Vastiano Taloi che girano in tutte le strade del paese e dicono a voce forte per farlo sentire pure alle femmine che stanno dentro le case:Attintati attintati o chianu ri san vastianu sardi e anciovi ca vinniru ora, per dire che alla pescheria della piazza di San Sebastiano sono arrivate sarde e anciove pescate ora ora. Questi vanniatura escono di più quando devono avvisare che ci sono cose che costano poco per farci andare tutta la gente a comprarle come quando c’è la carne allavancata che è quella degli animali che sono caduti e che li hanno portato al macello. Questo posto di spiaggia dove ci mettiamo si chiama Barchegrosse perché una volta c’ erano un sacco di barche gigantesche a vela che si chiamavano velieri e vascelli come quelli dei giornaletti e servivano per pescare eppure per portare lontano fuori paese tutta la roba che si faceva nelle putie eppure le mattonelle pittate. Questo forse quando ancora non c’ era la ferrovia che pure dalla scuola me lo ricordo che una volta tutti i viaggi per portare ogni cosa si facevano con le barche a vela e poi con le navi e succedevano un sacco di disgrazie che affondavano e qualcuno che si salva a stento perché si rivolge al Letto Santo con le braccia alzate e così riceve il miracolo. La festa del Letto Santo è a settembre e dura una settimana. Tutte le persone ci vanno a piedi o con i muli e gli asini e quelli che hanno il voto pure ai piedi scalzi. Tutti si portano la spesa perché è lontano per andarci e venire subito e si deve stare là a mangiare e dormire a come meglio capita e ognuno si arraggia come può nelle stanze della chiesa o nelle campagne che ci sono attorno. La chiesa è costruita nella punta della montagna e aggiro ci sono tutte le stanze dove si mangia e si dorme e in qualcuna ci vendono la carne e la salsiccia dei maiali che si ammazzano là stesso. E una festa troppo bella di mangiare e bere vino e tutte le persone arrivano pure da altri paesi qua vicino e dopi che pregano alla messa si mettono a mangiare assieme ai maschi e femmine di tutte le famiglie. Io ci vado ogni anno pure se la strada appiedi è troppo lunga che ci vogliono quattro ore di viaggio con gli asini carichi di roba. Poi quando la festa finisce tutti tornano al paese per la festa della Madonna che dura per altri tre giorni. Il periodo di settembre è quasi tutto una festa che è un divertimento specie per noi carusi perché stiamo tutti nella piazza a passeggiare e a cercare femmine. Certi anni mettono pure gli archi con le luci colorate e vengono le bancarelle con i torroni , le caramelle e i luppini e pure giocattoli e ferri che servono per la campagna. A piazza Matrice si mettono invece quelli con i tabelloni dei paladini e contano la storia di Orlando e Angelica che è tutta fatta a poesia cantata. Con i miei compagni ci divertiamo a comprare le cerbottane e tirare la calia in testa alla gente che si incazzano e non capiscono da dove viene. La calia la compriamo da don Pippino u caliaru che cammina sempre con la cesta piena o da donna Ciccia a caliara che invece a ogni festa si mette seduta alla Matrice per vendere calia e simenza. Con loro facciamo sempre storie perché quando c’è confusione non fanno mai il misurino bello pieno e si lamentono se uno ci dice di metterci l’aggiunta.
La sera della festa nella piazza c’è tutto il paese e si vedono cristiani che escono una volta all’anno. La stessa cosa succede per la processione del Venedì Santo prima di Pasqua. Questa è una tradizione che dura da sempre. Con la processione escono la vara della Madonna che piange con il mantello neroperchè è a lutto e la vara di vetro con Gesù tutto ferito. Siccome è come un funerale c’è pure la fratellanza, le monache con tutte le orfanelle e il prete con la gente di chiesa e appresso tutto il paese. Una cosa bella di sentire sono le parti della croce cantate in siciliano da un gruppo di maschi che parlano della bella madre afflitta addolorata che viene trafitta da sette spade di dolore e di suo figlio morto.
Quando i maschi cantano tutta la gente sta in silenzio per sentire che cosa dicono e certe femmine per la commozione si mettono pure a piangere. La domenica di Pasqua escono tutti puliti con il vestito e c’è il bacia bacia perché tutti si fanno gli auguri e lell’aria si sente che è festa perché tutti sono più contenti.
Quest’anno c’è un Papa nuovo che si chiama Papa Giovanni e tutti parlano di quanto è buono perché non si sente un Papa ma un cristiano come tutti gli altri e va pure nelle strade e nel carcere a trovare i carcerati. Nella messa Padre Oieni h a parlato due ore di questo Papa e ha detto che tutti devono pregare per farlo campare assai. Io ancora non lo conosco ma mia madre mi ha detto che è bravo, che ha la faccia rotonda come mio nonno e spera che fa cose buone specie per le persone più povere. Il martedì poi non si lsvora perché è la festa del porto e tutti vanno in questa chiesa piccola che è fuori paese ma è una festa più di mangiare e stare tutti seduti in mezzo alla campagna o alla spiaggia. Mi sono scordato che c’è un’altra festa di carusi piccoli che si fa per San Giuseppe e si chiama i Virginietri. Certe femmine invitano a casa un poco di carusi e ci fanno il mangiare che però devono essere diciannove cose. Questa è una bella cosa e quando ero piccolo ci sono andato un sacco di anni pure io e si mangiava così assai che poi manco ci potevamo alzare però dovevano pure pregare per un poco prima di mangiare ma ne valeva la pena. Però la meglio festa di tutto l’anno è il carnevale. Il mio paese è forse il posto dove tutti i grandi e i piccoli si divertono di più a travestirsi e a ballare e in tutte le case organizzano di ricevere le mascherine e pure quelli senza maschera. In questo periodo che dura quasi un mese ma non tutti i giorni in tutte le case si sentono dischi di tarantelle e mazurche e tutti si travestono e girano nel paese per vedere dove c’è suono. Uno troppo bravo a suonare tutti i balli con la fisarmonica è un certo Panzica che lo chiamano in tutte le case. La festa delle ultime quattro sere la fanno pure alla società operaia dove si balla fino alla mattina sempre con tutte le femmine che si travestono e sconciano i maschi per scherzo ed è difficile riconoscerle. Ad ogni ballo che finisce si fanno portare al buffè e tutti bevono, mangiano e si scialano la vita e nascono pure zitaggi che poi finiscono e certuni continuano.
Queste pagine sono tratte dal libro “Felice Malacrita” scritto da Filippo Fratantoni al quale va un ringraziamento particolare.
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